Ogni nuovo giorno - Tracce di preghiera per la Quaresima - PODCAST
Signore Gesù, ogni nuovo giorno è un appuntamento che tu mi dai, un appuntamento al quale arrivi sempre per primo.
Signore Gesù, ogni nuovo giorno è un appuntamento che tu mi dai, un appuntamento al quale arrivi sempre per primo.
Un avvertimento contro il giudizio avventato nelle relazioni con gli altri che, nella logica della reciprocità, regola elementare dei rapporti umani, rischia di rovesciarmisi contro. L’invito è a guardare a me stesso prima di ogni considerazione sulla vita degli altri, ad intraprendere così la via dell'onestà e della misericordia, rischiarata proprio dal lavorare su di sé.
Oggi ricordiamo Giuseppe, il carpentiere di Nazareth scelto da Dio per inserire il Figlio suo, Gesù, nella discendenza di Abramo e di Davide, il re “secondo il cuore di Dio” (1Sam 13,14; At 13,22). Spesso dipinto come perplesso e comunque silenzioso, Giuseppe è detto da Matteo “giusto” (v. 19).
Importante accostamento mi sembra quello che qui Gesù fa: i “tesori sulla terra” e il cuore, e poi il corpo e l’occhio. Perché importante? Perché mi sembra che rilevi una dinamica fondamentale della vita cristiana, che si rivela poi anche fondamentalmente umana, vale a dire la scoperta, che forse a volte si fa a un certo punto della vita, sollecitati dagli eventi della vita stessa, che l’unica vera proprietà che su questa terra è concessa al cristiano, ma anche all’uomo che voglia vivere nella pace, è quella del suo cuore.
Il Padre cui ci rivolgiamo è un Padre che si colloca oltre le nostre rappresentazioni di qualsiasi paternità umana, egli è un “Padre che è nei cieli” (v. 9), una paternità di altra natura; è un Padre “nostro”, che nella sua essenza apre alla filialità e alla fraternità. Non possiamo possedere Dio Padre come una nostra proprietà privata: il Padre è sempre comune, è amore condiviso con i “fratelli tutti”. Nessuno può ergersi come originale figlio e conoscitore di un tale Padre, perché egli è Padre di tutti.
Anni fa, mi son trovata a dar ripetizioni di fisica ad un ragazzino di quattordici anni. Doveva studiare la teoria della relatività. Alla mia domanda: “Secondo Einstein c’è una ‘legge’ che, potremmo dire, regola tutto l’universo?” la risposta fu “Sì: occhio per occhio, dente per dente!”…
Gesù, sul monte, è circondato da molte persone venute ad ascoltarlo. Li accoglie con la parola “Beati” (Mt 5,1ss). Sì, Gesù intercetta l’anelito alla felicità di ogni essere umano.
Signore, chiamami! Fa’ che mi alzi subito! Attirami dietro a te! Che possa lasciarmi alle spalle questo, tutto questo...
“Se la vostra giustizia non sarà superiore a quella degli scribi”, dice il Vangelo, ma la giustizia “superiore” non è la nostra: è proprio quella di Dio. La giustizia di Dio non è una semplice retribuzione: rendere a ciascuno il suo. La giustizia di Dio è sempre eccessiva; in questo senso è “superiore”, perché supera la stretta linea del dovuto.
“Chi trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare lo stesso sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà sarà considerato grande nel regno dei cieli” Trasgredire o osservare precetti minimi e insegnare a fare lo stesso è ciò che fa la differenza tra l’essere considerati minimi o grandi nel regno dei cieli. Ma cosa significa trasgredire o osservare precetti minimi?
Con le beatitudini siamo al cuore del Vangelo. Questo testo può suscitare in noi un disagio e una forte attrazione per la sua stessa paradossalità. L’insegnamento di Cristo non riecheggia forse la sua vita, invitandoci a contemplare il Cristo crocifisso e risorto?
In questi primi giorni di Quaresima riascoltiamo l’inizio del ministero di Gesù, “quando seppe che Giovanni era stato arrestato” (Mt 4,12). È a questo evento che si riferisce l’espressione “da allora” che apre il nostro brano: il fatto che Giovanni Battista venga arrestato diviene un segno per Gesù che, dopo essere stato battezzato da lui e dopo aver affrontato le tentazioni nel deserto, raccoglie e dà carne all’invito alla conversione.
La chiamata di Levi è emblematica e non a caso il lezionario ce ne propone il racconto all’inizio del cammino quaresimale. È un testo “stilizzato”, che delinea i tratti essenziali della sequela: l’iniziativa di Gesù, il distacco radicale, l’immediatezza della risposta, l’inizio del cammino.
Oggi è il primo venerdì di quaresima, il vangelo ci parla di digiuno e si apre con una contrapposizione, un mettere a confronto due modalità diverse, chi digiuna e chi mangia. Come sempre il confronto e i paragoni sono sterili perché spesso le condizioni delle situazioni sono diverse, come Gesù cerca di far prendere coscienza ai farisei e agli scribi: i suoi discepoli, a differenza di quelli di Giovanni Battista, non digiunano “perché lo sposo è con loro”. La presenza dello sposo, di Gesù, annulla il digiuno. La presenza dello sposo porta gioia e cibo condiviso.
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28).
Mio Signore, vedo l’immensa massa di coloro che sono oppressi dalla sofferenza, li vedo tendere le braccia verso di te, trascinarsi, levarsi, cercare di arrivare fino a te, brancolanti, incerti. Tu li attiri senza che loro ti conoscano. In te, intuiscono di aver trovato colui che li guarisce, che li consola, che li perdona.